Covid-19 e Primo Maggio

Il primo maggio risuona molto, in questo periodo di covid-19. Risuona in quanto e’ la festa dei lavoratori, e non è possibile non pensare al lavoro e a chi aiuta le aziende a portarlo avanti.

Le aziende, oggi come oggi, sono tutte davanti ad un banco di prova, questo è proprio il momento di aprire gli occhi, guardarsi dentro e capire da dove arriviamo, come vogliamo cambiare e dove vogliamo andare... soprattutto con le nostre gambe, senza attendere cose che potrebbero non arrivare.

La prima cosa su cui mettere l’attenzione penso sia quella di capire come dare continuità ai dipendenti, essere chiari sulle proprie intenzioni e condividere la strada che si vuole percorrere, in modo da non creare false credenze, ma soprattutto cercare di (se necessario) mettere in moto tutti gli strumenti che possono esserci per tutelare i dipendenti, per dar loro continuità.

Proprio per la continuità futura, e’ necessario che le aziende siano pronte a cambiare forma, in quanto il mondo su cui erano abituate a lavorare fino a gennaio, è cambiato, e sta cambiando ancora... quindi mai come in questo momento è richiesta una forte dose di resilienza... oltre ad avere ben chiaro fino a dove ci si può spingere con investimenti e costi aziendali, questo per riuscire a non implodere in questo periodo che può essere visto, dal punto di vista aziendale, come sottotono. Il lavoro in molti settori non manca, quindi questo è il momento giusto per attivarsi per innescare tutte quelle dinamiche (quelli bravi le chiamano procedure) che permettono di focalizzare i ruoli aziendali e individuare le varie competenze all’interno della struttura (che oggi sta cambiando).

Il lavoro a distanza lo porteremo con noi ancora per molto tempo, o forse non lo lasceremo mai, ma questo solo se avremo misurato un miglioramento della qualità del lavoro per il dipendente e per l’azienda. E perché non sperimentarsi nell'attivarlo in futuro per qualche giorno? Oltre a questo dobbiamo focalizzare il fatto di ridurre le distanze, anche se tutti parlano di distanza sociale. Le distanze che intendo sono quelle di dialogo tra noi e il cliente, quindi con più presenza (magari telefonica) e le distanze tra i colleghi, quindi con più dialoghi e meno sottointesi. Questo è come stiamo vivendo noi questo covid-19, un momento di passaggio, che però non ci fa togliere l’attenzione verso l’interno e verso le realtà a cui stiamo offrendo i nostri servizi.